Non dire sì – L’amore sta per sorprenderti

Olly, giovane scrittore “bloccato” nell’arte e nella vita, ha accettato la richiesta del vecchio amico James di fargli da testimone di nozze, salvo scoprire un attimo dopo che la donna di cui si è appena innamorato altri non è che la promessa sposa. Diviso tra la lealtà verso James e le richieste del cuore, Olly è disposto a mettere a tacere le seconde, ma il suo amico Murray non è dello stesso avviso…
Non dire sì, che traduce l’originale The Best Man, ovvero il testimone, si porta dietro in quel “non” del titolo italiano altre piccole verità: non una star in tutto il cast, non un regista noto al timone, non un argomento originale, non un approccio nuovo o differente. Romanticismo continua a fare rima con matrimonio (mancato) e commedia con happy end. Eppure, nel suo candidarsi senza pretese ad opera “da cassetta”, il film ha il merito di mettere in scena un personaggio memorabile: il guastafeste. Fido scudiero di Olly, geloso di James e intenzionato a mostrare al mondo la sua pochezza, Seth Green nei panni di Murray è il vero best man del film, il motivo per consigliarne la visione.
Sullo sfondo c’è l’eco di Notting Hill e di quello Spike che condivideva la casa con Hugh Grant e strappava il riso a ogni inquadratura. Purtroppo qui manca la penna di Richard Curtis e finisce che il comprimario offusca totalmente il protagonista.
Il regista Stefan Schwartz torna dietro la macchina da presa a dieci anni esatti dal suo esordio con Big Fish, ritrova il suo eroe romantico in Stuart Townsend -dipinto, suo malgrado, come una specie di pagliaccio dalla faccia d’angelo- e gli affianca la zuccherosa e bidimensionale Amy Smart. Ed è questa tipizzazione estrema dei ruoli e dei caratteri che penalizza una pellicola altrimenti divertente, girata a ritmo di brit pop. Messo insieme con fondi inglesi, tedeschi, bulgari e americani, Non dire sì fa del suo set d’ambientazione, la città di Londra, un personaggio a pieno titolo. Lontana dalle atmosfere da delitto e castigo che la individuano di norma, la capitale britannica appare qui più vivace (Olly e Murray vivono a Soho, il quartiere dei teatri e delle luci rosse), ironica (l’amore trionfa sullo sfondo di un cimitero) e metereopatica (la pioggerella malinconica lascia il posto al sole quando Olly trova il coraggio di tentare il tutto per tutto).
In tema di matrimonio, un film romanticamente…disimpegnato.